Il profilo del turista 2.0 e il valore dei social media
1- La tecnologia rappresenta uno strumento in continuo cambiamento. Fino a pochi anni fa il web era statico e permetteva agli utenti di compiere azioni limitate, come ad esempio la consultazione o la lettura di siti internet (“Web 1.0”). Con il passare degli anni si è evoluta una nuova forma di web, il cosiddetto “Web 2.0” caratterizzato dalla dinamicità e da un’elevata interattività, con l’introduzione di nuovi strumenti online come ad esempio: i blog e i social networks. L’utente non naviga più in modo passivo consultando semplicemente i siti ma può agire in modo attivo, pubblicando, condividendo e commentando contenuti online.
Oggigiorno la tecnologia rappresenta uno strumento essenziale per il marketing di qualsiasi settore, compreso il turismo.
Molti turisti, per la prenotazione di viaggi, non si rivolgono più ad agenzie turistiche specializzate, ma preferiscono utilizzare internet e organizzare il viaggio autonomamente in modo che soddisfi le proprie necessità. Oggigiorno, online, è disponibile una vera e propria vetrina turistica: è possibile ricercare informazioni su determinate destinazioni turistiche, comparare i prezzi di diverse offerte, prenotare hotel, ecc.
2- Il turista ama condividere perché sa di far parte di una comunità online, fatta di persone interessate a vivere le sue stesse esperienze.
Grazie a Internet oggi ci sono molti modi per permettere che il turista possa condividere le sue esperienze diventando il nuovo “testimonial di una destinazione”:
attraverso Il fenomeno del passaparola online
attraverso i blog, i social network, i forum e le altre applicazioni digitali per le destinazioni turistiche.
attraverso siti di recensioni e il caso più eclatante in ambito turistico è sicuramente quello di Trip Advisor (una piattaforma che raccoglie le recensioni dei viaggiatori su hotel, ristoranti, attrazioni e luoghi visitati)
3- La promozione enogastronomica ha come obiettivo quello di valorizzare il prodotto enogastronomico locale, promuovendone la qualità e la territorialità attraverso la comunicazione 2.0., contribuendo a fornire informazioni sui prodotti delle diverse aziende vinicole italiane. Attraverso il blog è inoltre possibile ricevere aggiornamenti su eventi e news, consultare sezioni dedicate ai consigli degli esperti, leggere le storie dei produttori locali, inserire foto, video, link a fonti esterne o ad altri blog, e permettono ai lettori di lasciare dei commenti.
Nell’ambito del turismo e dei viaggi la crescita dei blog è esponenziale. In questo modo possono infatti fornire brochures e altri materiali. Tutte iniziative a vantaggio della destinazione. A differenza degli agenti di viaggio, infatti, i travel blogger godendo di un audience maggiore, hanno il potere di influenzare un numero di persone elevatissimo in pochissimo tempo, con mezzi semplici ed economici, riuscendo ad ottenendo grandi risultati. Spesso, infatti, i lettori percepiscono i blogger come autori indipendenti, cioè privi di fini commerciali, e per questo meritevoli di maggiore fiducia.
4- Oggigiorno, il turismo esperienziale è ciò a cui si punta di più e dove il protagonista non si accontenta del classico posto letto in una bella località, ma vuole vivere il suo viaggio o la sua vacanza come un’esperienza sensoriale totale, a 360 gradi, che gli permette di imparare e tornare a casa non soltanto con le foto ma con un ricordo indelebile di visite culturali, esperienze gastronomiche, laboratori artigianali, incontri vissuti con la gente del posto. Sono proprio questi gli elementi su cui fa perno il travel storytelling: un racconto che mette in evidenza le caratteristiche salienti del territorio che si vuole promuovere e che viene anche applicato ad altri generi di attività, dai prodotti da pubblicizzare, alla politica di un partito (in cui l’elemento umano, che è sempre più alla ricerca di autenticità ed emozioni, diventa il protagonista assoluto della storia).
Infatti, la specie umana ha sempre “raccontato storie”. Fin dai tempi più remoti ha sentito la necessità di lasciare un segno, comunicare, informare, stupire, coinvolgere.
Il cibo nel web 2.0 come veicolo di socialità: racconti di viaggio condivisi
La rete è il luogo delle voci, delle conversazioni e dei racconti. Così come del marketing e della promozione. Nel web queste due dimensioni riescono ad intrecciarsi in modi unici e irreplicabili, dando vita a social network, forum, blog.
La produzione e condivisione di contenuti dal basso è stata la chiave di volta di un processo che ha reso sempre più protagonisti gli utenti, i consumatori finali. Anche quando si parla di turismo e soprattutto di enogastronomia. Se da diverso tempo ormai si è affermato il fenomeno dei travel blogger, appena più recente è l’esplosione di quelli che potrebbero essere definiti “video travel blogger”, film maker o amatori che scelgono il formato video per condividere l’unicità della loro esperienza e dei luoghi visitati o di appartenenza. Scrivono e raccontano non sono dei loro viaggi, ma dove dormono, mangiano. Ci regalano consigli, ci informano.
Questi video ottengono generalmente molto successo in rete poiché si basano su un meccanismo emozionale forte, in cui la componente di storytelling gioca un ruolo importantissimo: si racconta la vera e propria storia del viaggio, le impressioni che i luoghi lasciano e le unicità di quei territori.
In definitiva questi video, nati per scopi tutt’altro che promozionali, ci piacciono tanto perché sollecitano una conoscenza nuova e diversa del territorio, più emotiva, lontana da alcuni tristi stereotipi della comunicazione turistica a cui siamo stati abituati per anni.
Il modello della gerarchizzazione degli effetti della comunicazione si articola infatti in:
a) dimensione conoscitiva;
b) dimensione affettiva o delle preferenze;
c) dimensione comportamentale.
Incidere su ciascuno di essi vuol dire definire gli obiettivi che, in termini di comunicazione, consentono il passaggio da uno stadio di non conoscenza (o conoscenza superficiale) del luogo a uno di conoscenza e/o riconoscimento dello stesso, per giungere alla adesione, preludio a sua volta di un comportamento positivo nei confronti del territorio e, quindi, dell’azione e dell’acquisto del luogo o di alcune sue componenti.
a) Si può quindi affermare che far conoscere un luogo attraverso la comunicazione territoriale vuol dire trasferire un insieme di informazioni riguardanti il patrimonio di elementi tangibili e intangibili che caratterizzano l’offerta territoriale, allo scopo di accrescerne la notorietà, migliorarne l’immagine e costruirne il posizionamento percepito dai target.
b) L’accrescimento dell’adesione nei confronti della località chiama in carico il livello emozionale e affettivo della comunicazione e dunque richiede la messa in opera di altre logiche e differenti strumenti.
c) Attraverso il momento comportamentale, infine, la comunicazione persegue l’obiettivo di spingere il pubblico di riferimento all’azione.
La rete è diventata una fonte inesauribile di notizie, voci, illazioni. I fondamentalisti di internet sostengono che la rete è in grado di auto emendarsi delle notizie false attraverso un capillare controllo orizzontale: sarebbe, insomma, autoimmunizzata. Molti giornalisti delle nuove generazioni passano gran parte della giornata in rete alla ricerca di notizie. Questo sottrae spazio mentale e tempo tecnico alla vecchia verifica sul campo, quella che si fa andando a controllare di persona, vedendo le facce, sentendo gli odori, ficcando le mani nella realtà. In questo senso internet è, per i giornalisti, al tempo stesso miniera e prigione.
L’enogastronomia è oramai considerata un fatto culturale e l’evoluzione del fenomeno procede in una direzione positiva: il turista enogastronomico è alla ricerca non solo della conoscenza del prodotto ma anche del territorio di produzione, nel quale cerca un’esperienza di vita a contatto con identità e risorse.
Per questo, è disposto a coprire distanze maggiori che in passato per raggiungere la destinazione, non è più solo e necessariamente intenditore o appassionato ma si diversifica in vari segmenti di domanda, viaggia nei territori di produzione anche in estate (occasione in cui la visita enogastronomica diventa un plus della vacanza o tappa di ritorno) e opta per una ricettività sempre più varia.
La destinazione rappresenta per il turista enogastronomico una componente essenziale, nella quale identifica il cibo e il vino quali espressioni della cultura del luogo visitato, che diventa pertanto attrazione turistica.
Il turismo enogastronomico si è candidato a rappresentare a tutti gli effetti una forma di turismo culturale. Difatti, proprio attraverso la conservazione e la valorizzazione dei territori agricoli e vitivinicoli destinati a delineare la cornice naturale, esso propone un nuovo modo di vivere la vacanza, associando la degustazione di vini, prodotti tipici e talvolta di piatti locali alla visita ad aziende vinicole e agroalimentari.
Grazie alla partecipazione diretta agli usi e alle abitudini dei territori rurali visitati, il turista entra pienamente in contatto con la realtà del luogo e partecipa a un’esperienza di vita che lo arricchisce. Il turismo enogastronomico prende così la forma del turismo culturale: il turista è alla ricerca del cibo locale da abbinare alla cultura del luogo e l’enogastronomia diviene così sotto-categoria della cultura della destinazione poiché unisce la volontà di acquisire familiarità con nuove culture alla partecipazione ad eventi e attrazioni culturali.
Gli eventi culturali, i festival e le sagre svolgono oggi un ruolo importante nella formazione e nel potenziamento del turismo culturale ed enogastronomico. Infatti, offrono ai turisti ulteriori motivi per visitare una destinazione al di là del prodotto culturale regolarmente offerto e danno modo di affiancare i valori sociali, locali e paesaggistici alla buona gastronomia depositaria della cultura del luogo.
A cura di: Lorenza Iavazzo e Laura Piazza – 5B-TUR